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FRANCESCO

DI SALES

Primogenito di tredici figli, nacque nel castello di Sales il 21 agosto 1567, da Francesco I de Nouvelles, signore di Boisy e da Francesca de Sionnaz.

"Gemma della Savoia" lo definì Paolo VI Papa e "lampada che arde e risplende" Clemente VIII. Laureato giovanissimo in diritto ecclesiastico e civile a Padova, poi sacerdote e missionario instancabile, audace fino all'eroismo nell'affrontare difficoltà, insidie, pericoli.


Ricondusse all'unità con la Chiesa cattolica settantaduemila protestanti, conquistati dalla carità inesausta del Cuore di Cristo operante in lui. Vescovo a 35 anni; fondatore a 43.
Esplicò indefesso zelo pastorale in tutta la Francia, in molteplici forme, coltivando e fomentando dovunque la santità. Con questo mezzo egli giudicava di aiutare nel modo migliore la Chiesa del suo secolo. Insieme con santa Giovanna Francesca de Chantal, "a lui unita da vincolo di spirituale e soprannaturale amicizia", diede vita all'Ordine della Visitazione di Santa Maria. Alla fondazione e direzione del suo Istituto diede il meglio di se stesso, così che ancor oggi nei monasteri della Visitazione - diffusi in tutto il mondo - vive il suo spirito più genuino.

Fu senz'altro tra i primi santi che gettarono i germi del culto al Cuore di Gesù. Le grandi rivelazioni del Cuore di Gesù saranno infatti donate alla Chiesa per mezzo di una sua figlia Visitandina: santa Margherita Maria Alacoque, circa quarant'anni dopo la morte del Santo, il quale aveva affermato: "La nostra congregazione è opera dei Cuori di Gesù e di Maria".


Scrittore illustre, indefesso, fu l'autore più letto della sua epoca, in cui lasciò più profonda di chiunque altro la sua impronta. Inculcò potentemente la dottrina della vocazione universale alla santità (vedi: Introduzione alla vita devota) e il primato della carità, non solo come fine ma anche come mezzo per giungere a Dio: segreto, questo, di tutta la dinamica della sua spiritualità (vedi: Trattato dell'amor di Dio).


"Dottore dell'amore divino e della dolcezza evangelica, ha influito nel sentimento e nel tenore di vita cristiana anche degli uomini più insigni per virtù, come pochi e forse nessun altro dell'età sua e di quelle seguenti come san Vincenzo de' Paoli, Pietro de Bérulle, san Giovanni Eudes e Giovanni Olier". Anche nei secoli seguenti fondatori e istituti lo sceglieranno come patrono (ricordiamo, fra tutti, san Giovanni Bosco) per prenderne da lui i metodi, i principi e la forma della vita spirituale.


San Francesco di Sales prevenne i nostri tempi: il suo metodo di dialogo, di estrema bontà e pazienza congiunte a fermezza irremovibile (secondo la sua espressione "braccio di ferro e mano di velluto") è ancora oggi imitato.
Venerato da tutti i papi, Giovanni Paolo I lo prediligeva come maestro, Giovanni Paolo II si rivela, con l'insegnamento e con i fatti, in piena sintonia col "sopraumanesimo cristocentrico " di san Francesco di Sales.
Questa figura gigantesca di apostolo, che domina il suo secolo, dottore e guida di innumerevoli anime ancor oggi, a quasi tre secoli e mezzo dalla sua scomparsa, era dunque stato scelto e preparato da Dio anche per svolgere un compito fondamentale accanto a una delle più grandi donne del tempo: santa Giovanna Francesca Frémiot de Chantal.


Muore a Lyon il 28 dicembre 1622. Aveva 55 anni. Alessandro VII lo proclamò beato nel 1661, santo nel 1665; Pio IX lo dichiarò dottore della Chiesa nel 1877 e Pio XI patrono degli scrittori e dei giornalisti nel 1923, dedicandogli un'enciclica nel terzo centenario della sua morte. E' anche patrono dei sordomuti.

IL CUORE DI S. FRANCESCO DI SALES

L'8 novembre 1622 san Francesco di Sales partì da Annecy per unirsi al seguito del Duca di Savoia, Carlo Emanuele I (1580-1630), che doveva incontrare ad Avignone il Re di Francia Luigi XIII (1610-1643).
La salute del Santo, vescovo e principe della Chiesa di Ginevra, era malferma, ma rispose a coloro che sconsigliavano il viaggio: "E' necessario andare dove Dio ci chiama". Dopo l'incontro di Avignone san Francesco di Sales continuò con il seguito del Re del Duca fino alla città di Lione, dove arrivarono il 29 novembre.
Secondo la sua abitudine, alloggiò nel monastero della Visitazione di Belle Cour, nella casa adiacente il monastero dove abitava l'ortolano della Comunità, in un semplice giaciglio.
Il 27 dicembre già ammalato celebrò nella chiesa della Visitazione e al termine della Messa salutò così la superiora, la Madre Maria Amata de Blonay: " Addio, figlia mia, vi lascio il mio cuore e il mio spirito".

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Il giorno successivo, il 28 dicembre verso le 20 spirò a seguito di una trombosi cerebrale all'età di 56 anni e dopo 20 di episcopato.

La Madre de Blonay, forte dell'espressione di addio fatale dal Santo, all'indomani nel momento dell'imbalsamazione

del corpo, richiese il cuore del Fondatore che rimase nella comunità di Lione dove venne custodita e venerata fino al novembre del 1792. Questa preziosa reliquia operò numerosi miracoli e guarigioni.

La Rivoluzione francese, in base ai principi di libertà propugnati dalle nuove idee rivoluzionarie, imponeva la sospensione dei voti religiosi di obbedienza, povertà e castità,I rivoluzionari si impadronirono di tutti i beni del monastero e pretendevano anche il reliquiario con il cuore del Santo, che la superiora madre Maria Gerolama Verot con fermezza si oppose.

Costretta a consegnare al Comune il reliquiario, con l'aiuto di un generale (che poi fu giustiziato con la ghigliottina) lasciarono il reliquiario e riuscirono e scappare con il cuore del santo Fondatore.

Nel 1793, essendo diventato troppo pericoloso vivere in Francia, le monache decisero di fuggire a Mantova, dove il governo lombardo-austriaco aveva messo a disposizione un monastero.Il soggiorno a Mantova delle Visitandine fu di breve durata, perché, per sfuggire all'esercito di Napoleone, furono costrette a rifugiarsi in Austria a Klagenfurt e quindi nel 1801a Vienna. Dopo poche settimane decisero di lasciare Vienna e stabilirsi a Venezia.

Qui rimasero fino al 26 marzo 1913, quando in conseguenza alla legge si soppressione degli Ordini religiosi, dovettero lasciare il monastero e stabilirsi a Treviso, dove anche attualmente si può venerare il cuore incorrotto del Santo.